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Prime Esperienze

SARAH – LA MIA CANTANTE PUTTANA


di Membro VIP di Annunci69.it Angel1965
24.07.2025    |    1.632    |    1 7.0
"«Ti amo quando ti svegli così… con la voglia in faccia… fammi un’altra volta… fammi sentire la tua sborra col caffè…» Ti scopò con la bocca, godendo nel sentirti esplodere di nuovo..."
NAPOLI – PIAZZA DEL PLEBISCITO – ORE 23:47

Era una dea in fiamme.
Sul palco, Sarah urlava, cantava, scoppiava. Vestita di pelle, trucco colato, sudore che le scivolava tra le tette. Il microfono stretto in mano come se fosse il tuo cazzo.
E mentre la città esplodeva sotto di lei, lei ti cercava con gli occhi, solo a te dedicava quella voce, quella bocca, quel corpo.

Quando scese dal palco, ti guardò. E senza dire nulla, ti si avvicinò con la figa già in fiamme.

«Andiamocene. Ho bisogno che mi spacchi. Ho bisogno di te dentro. Profondo. Fino a farmi urlare.»

VICOLO DEI TRIBUNALI – ORE 00:51

Le mani nei suoi capelli. Il tuo fiato sul suo collo.
Sarah camminava veloce, i tacchi che rimbombavano sul selciato umido, la minigonna alzata dal vento.
Poi si fermò in un vicolo buio, appoggiò le mani al muro e si voltò con gli occhi di una troia in calore.

«Vuoi scoparmi qui? In mezzo ai muri scrostati e all’odore di piscio? Fallo. Fammi godere dove non conta niente, tranne il tuo cazzo che mi riempie la figa.»

Tirasti fuori il cazzo, duro da far male.
Glielo infilasti con forza, senza nemmeno un bacio, solo con rabbia e bisogno.

«Uuuuuhhh sì… così… sì… Cristo quanto mi mancavi… scopami più forte… fammi sbattere contro questo muro come se fossi solo un buco.»

Le tue mani sul culo, che sbatteva contro il bacino. Le dita che le entravano in bocca, poi in gola.
Lei ansimava, sputava, si piegava, si faceva usare.

«Mi stai riempiendo tutta… Dio, quanto mi piace sentirti così… Sborra dentro… fammela gocciolare lungo le cosce… voglio sentire il tuo piacere uscire dalla mia figa mentre canto domani sera.»

Non resistesti. Una spinta, due, tre.
E poi l’hai riempita dentro. Con tutta la sborra che avevi.
Sarah tremava. Non si voltò nemmeno. Solo sussurrò:

«La tua figa personale, amore. Sempre pronta, sempre aperta. Ovunque.»

LUNGOMARE CARACCIOLO – ORE 02:27

Il mare era nero. L’aria calda.
Sarah camminava nuda sotto il cappotto. Ti prese per mano, si avvicinò a una panchina.
Si sedette, poi aprì le gambe davanti a te. Non indossava nulla. La tua sborra ancora visibile tra le labbra della figa.

«Hai visto dove mi hai lasciato? Dentro. Bella piena. Ma non basta. Voglio tutto il tuo cazzo in bocca adesso. Mi serve il tuo sapore sulla lingua.»

Te lo tirò fuori, lo prese tutto fino in fondo.
Succhiava forte, affamata. Ti guardava dal basso, con gli occhi lucidi e sporchi.
Le labbra si aprivano e si chiudevano, le mani ti accarezzavano le palle.

«Mmmm… cazzo amore… me lo fai venire di nuovo in bocca? Ti prego… dammi tutto… Sborra nella mia gola… fammi bere il tuo piacere… fammi ingoiare tutto come una puttanella da marciapiede.»

Quando glielo sparasti in gola, non tossì, non si fermò. Ingoiò tutto. Ti leccò il cazzo pulito.

Poi si girò, si mise a quattro zampe sulla panchina.

«Ora riempimi il culo. Voglio sentire quanto sei mio. Scopami ovunque. Non voglio più pensare, solo sentire.»

Le allargasti le chiappe e glielo infilasti piano. Poi sempre più forte.
Sarah si contorceva, gridava, rideva. La sua figa grondava ancora, ma tu eri nel suo culo stretto e sporco, e lei lo adorava.

«Sìììì… sì cazzo… fammi male… vienimi dentro ancora… fammi sentire che il mio culo è tuo. Solo tuo.»

HOTEL VESUVIO – ORE 09:16

La mattina dopo, ti svegliò con la bocca.
Sarah era tra le lenzuola, nuda, spettinata, con la figa che ancora sapeva di notte.

«Buongiorno, maestro. La tua cantante è ancora affamata.»

Ti prese in bocca, lentamente, poi con più forza, le labbra strette, la lingua ovunque.

«Ti amo quando ti svegli così… con la voglia in faccia… fammi un’altra volta… fammi sentire la tua sborra col caffè…»

Ti scopò con la bocca, godendo nel sentirti esplodere di nuovo.
E mentre si puliva con le dita, si leccò da sola, guardandoti.

«Sai cosa sono io? La tua cantante. La tua troia. Il tuo palco e il tuo inferno. Io vivo solo se tu mi suoni. Dentro. Ovunque. Sempre.»



EPILOGO – LA MIA DROGA

Non era solo sesso. Era un culto.

Sarah non cantava più per il pubblico.
Cantava per te.
Con la figa, con la bocca, col culo.

Ogni nota era una sborra. Ogni assolo una scopata.
Ogni concerto il preludio a notti in cui la usavi fino a farla svenire di piacere.

E tu?
Tu non potevi più farne a meno.
Di quella voce.
Di quella figa.
Di quella puttana bellissima che si faceva distruggere da te… ogni volta come se fosse l’ultima.
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